sabato 1 dicembre 2012

Quelli che non dovevamo partecipare alle primarie…oppure Vendola


   |   
Ho dedicato a tempo pieno le mie giornate alla campagna di Nichi Vendola per le primarie del centro-sinistra. Mi sono allontanato dalla tastiera e ho donato risorse e energie per una battaglia elettorale in cui credevo, in cui abbiamo creduto in tanti, giovani e meno giovani di tutta Italia insieme a altri cinquecentomila. Potrebbe bastare già di per sé questo segnale straordinario nell’età dell’antipolitica (non dimentichiamo il 50% di astensione in Sicilia) per rispondere a chi oggi pretende di spiegarci che abbiamo sbagliato, che sarebbe stato strategicamente più efficace guardare dalla finestra i democratici che si giocavano la partita della leadership del Paese, perché noi non ci sporchiamo le mani con simili volgarità, perché Renzi e Bersani ci avrebbero schiacciato in una morsa.
Potrebbe bastare sì, ma se non basta vale la pena aggiungere qualcosa in più su chi siamo e dove andiamo e sul perché una percentuale più bassa rispetto alle aspettative non deve comportare un cambiamento di percorso. A chi evidenza come il risultato di Vendola sia più o meno lo stesso di quello ottenuto da Bertinotti sette anni fa, vale la pena ricordare che di mezzo si è consumata la scomparsa dalla Sinistra l’Arcobaleno e la rinascita di un soggetto completamente altro dal nucleo di origine. A coloro che non vogliono farsene una ragione, è bene ripetere il concetto: con la fondazione di Sel, il primo partito creato con il dichiarato intento di supere sé stesso, l’età delle due sinistre deve finire. Deve finire l’idea che i massimalisti lavorano per spostare verso sinistra la coperta del governo dei riformisti, che si può praticare la politica come testimonianza di un’alterità impraticabile.
Con le primarie Vendola ha voluto mettere una pietra tombale su tutto questo, ha provato a giocarsi una partita per l’egemonia culturale (lui la chiama vocabolario), che altro non è se non un assalto a quanti, come Matteo Renzi, continuano a scambiare il liberismo con il riformismo. Sapeva e sapevamo benissimo quali erano i rischi e le difficoltà; sono state più volte enunciate, si è riflettuto su come aggirarle, ma a partire dalla convinzione che quelle primarie, che proprio noi abbiamo chiesto per primi, erano la porta stretta dalla quale passare per dare credibilità all’obiettivo ultimo: non il 6% di Sel, non la contrattazione con il Pd (alla quale comunque non ci potremo sottrarre, almeno non a breve termine), ma la costruzione di una forza di governo che si ponga nella geografia europea tra Hollande e Syriza.
Per questo bisogna proseguire con i compagni di strada che hanno votato Bersani alle primarie e dobbiamo interrogarci insieme sulle vere domande che non riguardano la tattica, ma la sostanza della nostra proposta politica. Per quali ragioni Grillo e Renzi sono percepiti come l’alternativa alla casta e come articoliamo in maniera convincente un’idea modernità in risposta alla loro idea di rottamazione? Come salviamo democrazia e diritti dalla crisi? Qual è l’Europa che vogliamo e quale non vogliamo più?
A Bersani occorre ribadire la nostra incompatibilità a soluzioni montiane e a alleanze con Casini o chi per lui, a noi fa bene ricordare gli errori dell’Unione e della nostra presenza in quel governo, ma per trovare risposte e soluzioni, bisogna partire dalle domande giuste.
Alessandro Santagata

mercoledì 31 ottobre 2012

Vendola assolto, "il fatto non sussiste" Forza Nichi. Avanti per un’Italia migliore!


Sono felice




Sono molto felice. Quella di questa mattina è una sentenza che mette fine a una vicenda che per me ha rappresentato ragione di grande dolore e turbamento. Abbiamo vissuto decenni di conflitto incandescente tra politica e giustizia, uno squilibrio continuo tra poteri dello Stato, con un’idea pericolosa, secondo la quale si può minare alle fondamenta il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. È ancora penoso per me vedere il mio nome e cognome associato a figure di reato. Ma ho sempre cercato di rispondere nelle aule di giustizia, perché penso che ci si debba difendere nel processo e non dal processo. Per me è questa è una regola fondamentale.La nostra democrazia è fondata sull’equilibrio tra poteri distinti e indipendenti e anche quando questo ha significato per me bere un calice amaro, ho voluto mostrare ossequio a questo principio. Bisogna avere rispetto e fiducia nei confronti della magistratura, rispetto nei confronti di un ufficio di Procura, quand’anche gli argomenti della Procura dovessero essere spiacevoli. Ho agito introducendo, contro il codice Berlusconi, quello che è stato soprannominato il codice Vendola, nel senso che ho intrapreso una scelta solitaria e non sempre condivisa nemmeno dai miei compagni della mia vita. Io avevo deciso dinanzi alla richiesta di condanna da parte della Procura di congedarmi dalla vita pubblica, perché non sarei stato più in grado di esercitare le mie funzioni pubbliche con onore.
Una volta ho litigato con mio padre sulla parola ‘onore’ che ho sempre considerato una parola ambigua, perché quando si dice “uomini d’onore” si fa riferimento a uomini del disonore. C’è un’incredibile inversione semantica che ha svuotato quella parola di qualunque significato. Mio padre mi disse che bisognava restituire onore alla parola onore. Scoprii che questo era scritto nell’articolo 54 della Costituzione: bisogna esercitare le pubbliche funzioni con disciplina e con onore. Ecco perché nel processo che mi ha visto imputato ho voluto incarnare bene il senso pieno della parola onore.
Sono molto felice anche perché il turbamento non ha riguardato solo me, ma anche la mia famiglia, i miei amici e tante persone che in tutta Italia hanno fiducia, credono in me e nelle idee che io cerco di rappresentare da un’intera esistenza. Sono felice di questo, l’innocenza era scritta nel mio cuore, se è scritta anche in una sentenza di tribunale, la cosa non può che rendermi particolarmente felice. Grazie a tutti per i tanti messaggi di affetto, stima e auguri. Incomincia adesso la mia vera cavalcata per le primarie del centrosinistra.
Nichi Vendola